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L'orecchio umano agisce da trasduttore nel trasformare
energia acustica in
energia meccanica prima e poi in energia elettrica. Gli
impulsi elettrici
arrivano attraverso delle terminazioni nervose al
cervello che le elabora
permettendo così la percezione del suono e, dulcis in fundo,
l'ascolto della musica.
L'apparato uditivo è composto da tre sezioni: l'orecchio
esterno, l'orecchio
medio e l'orecchio interno.
L'analisi del funzionamento di queste tre sezioni ci
permetterà di capire il
meccanismo di percezione del suono e saremo in grado di
individuare quali
parametri modificare sul suono che stiamo trattando per
ottenere il risultato
che vogliamo.
Volete un esempio?
Supponete di eseguire un missaggio in cui avete un
flautino che ogni tanto fa
capolino tra gli altri strumenti. Se volete che sia una
presenza eterea,
avvolgente, indefinita potrete tagliare le alte frequenze
del flauto. Vedremo
tra un momento che uno dei fattori più rilevanti per
individuare la direzione
di un suono è il suo contenuto alle alte frequenze.
Tradotto significa che
riusciamo più facilmente ad individuare la direzione di
un suono con un elevato
contenuto di alte frequenze rispetto ad uno contenente
solo basse frequenze.
Dunque se volete che il flautino sia ben presente, anche
se lontano, per esempio
sulla destra del vostro mix, metterete il pan-pot
[Panpot]
a
destra (non tutto, mi
raccomando eh?) e accentuerete le alte frequenze...
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Il primo organo che il suono incontra quando raggiunge l'orecchio è il padiglione
auricolare. Questo
offre una vasta superficie al fronte sonoro e permette
di raccogliere
un'ampia porzione del fronte d'onda. Se volete un
porzione ancora più
ampia, ingraditela portando le mani alle orecchie come
viene istintivo
fare quando si vuole ascoltare attentamente.
Il suono viene riflesso dal padiglione auricolare e
concentrato verso il
condotto uditivo la cui lunghezza è mediamente pari a
3 cm.
Frequenza di risonanza del canale uditivo - C'è una
formula che restituisce la frequenza di risonanza
[Frequenza di risonanza di un altoparlante]
di un
tubo al quale
possiamo senz'altro approssimare il condotto uditivo.
Ancora numeri,
ancora formule ma il risultato di questo calcolo è di
importanza assoluta
dunque non mollate e seguite fino alla fine!
La formula in questione dice che un tubo riempito di
aria di lunghezza d
ha una frequenza di risonanza circa pari a:
Equazione 2.1. Calcolo della frequenza di risonanza del canale uditivo 
Dalla lunghezza d'onda ricaviamo la frequenza di risonanza: Velocità dell'onda = λ/f da cui f = λ/velocità=12/344m/s = 3KHz
Siete ancora vivi? Se lo siete avete appena scoperto
che la frequenza di
risonanza dell'orecchio umano è mediamente di 3KHz.
Questo significa che quando un gruppo di frequenze di
valore intorno a
3KHz arrivano all'orecchio, il canale uditivo entra in
risonanza e
dunque quelle frequenze subiscono una naturale
amplificazione.
Vedrete in quanti casi viene sfruttata questa
grandezza in campo audio e
allora sarete contenti di aver superato anche questo
ostacolo per
arrivare alla conoscenza di questo piccolo ma
fondamentale valore.
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Il condotto uditivo termina su una membrana, il timpano,
che vibra in accordo
con il suono che ha raggiunto l'orecchio. Alla parte
opposta del timpano sono
collegati tre ossicini chiamati: martello, incudine e
staffa. Questi hanno la
funzione di amplificare la vibrazione del timpano e
ritrasmetterla alla
coclea, un ulteriore osso la cui funzione verrà spiegata
tra un momento. Ciò si rende necessario in quanto mentre il
timpano è una membrana
molto leggera sospesa in aria, la coclea è
riempita con un fluido denso e dunque molto più
difficile da mettere in
vibrazione.
I tre ossicini sono tenuti insieme da una serie di
piccoli legamenti che
hanno l'ulteriore funzione di impedire che gli ossicini
seguano una
vibrazione molto ampia con il rischio di rimanere danneggiati nel caso in cui l'orecchio venga
sottoposto ad una
pressione sonora troppo elevata.
Un'apertura all'interno dell'orecchio medio porta alla
cosiddetta tromba
di Eustachio che consiste di un canale che conduce verso
la cavità orale.
La sua funzione è quella di dare uno sfogo verso
l'esterno in modo da
equilibrare la pressione atmosferica ai due lati del
timpano (ecco perché
sott'acqua è possibile compensare la pressione esterna,
che aumenta con
la profondità, aumentando la pressione interna tappando
il naso e
soffiandoci dentro).
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Questa sezione dell'orecchio è deputata alla
conversione dell'energia
meccanica in impulsi elettrici da inviare al cervello
per l'elaborazione
del suono.
L'ultimo dei tre ossicini di cui sopra, la staffa, è in
contatto con la
coclea attraverso una membrana che viene chiamata
finestra ovale. La coclea
è un osso a forma di chiocciola contenente del fluido (è
dotata di tre
piccoli canali circolari orientati secondo le tre
direzioni dello spazio
che vengono utilizzati dal cervello per la percezione dell'equilibrio dunque
questa funzionalità esula completamente dalla nostra
trattazione). Il fluido
riceve la vibrazione dalla staffa attraverso la finestra
ovale e la trasporta
al suo interno dove è presente il vero organo deputato
alla conversione
dell'energia meccanica in energia elettrica: l'organo
del Corti. All'interno
dell'organo del Corti troviamo la membrana basilare che
ospita una
popolazione di ciglia, circa 4000, che vibrano in
accordo con la vibrazione
del fluido. Ogni ciglia, o meglio ogni gruppo di ciglia,
è collegato ad una
terminazione nervosa in grado di convertire la
vibrazione delle ciglia in
impulsi elettrici da inviare al cervello per essere elaborati e percepiti come suoni.
Il motivo per cui l'orecchio umano
percepisce le frequenze
in modo logaritmico deriva dalla composizione della
membrana basilare. I
gruppi di ciglia infatti sono organizzati in gruppi
sensibili ad una finestra
di ampiezza 1/3 di ottava dello spettro di frequenza
chiamati bande critiche.
In altre parole la membrana basilare è suddivisa in bande di frequenza ognuna di ampiezza
pari a 1/3 di ottava e si comporta come un
analizzatore di
spettro. Ogni volta che il suono aumenta di un'ottava,
viene eccitata una
parte della membrana sempre equidistante dalla
precedente ricalcando così
un comportamento di tipo logaritmico.
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