Questo fenomeno si verifica quando o la sorgente sonora
o l'ascoltatore
sono in movimento. Il classico esempio che viene sempre
fatto è quello
della sirena dei pompieri che arriva di gran carriera,
ci supera e prosegue
sfrecciando via nella notte.
Per fissare le idee facciamo riferimento alla figura precedente
in cui il mezzo dei
pompieri è fermo e la sirena emette un suono che
essendo ad una certa
frequenza, genera dei fronti d'onda ad una certa
distanza costante l'uno
dall'altro (che distanza? Pensateci un momento... ma la
lunghezza d'onda no?).
Quando invece il mezzo è in movimento e si avvicina
all'ascoltatore, la
stessa sirena genera un suono con dei fronti d'onda più
ravvicinati rispetto
a quando il mezzo era fermo perché muovendosi comprime i
fronti d'onda. Dato
che ora i fronti d'onda sono più vicini percepiamo una
frequenza più alta
cioè un suono più acuto. Quando il mezzo ci supera (e
sfreccia via nella
notte), allontanandosi distanzia i fronti d'onda e
dunque in questa fase
percepiamo un suono più grave perché ci arriva una
frequenza più bassa.
Il suono seguente illustra quanto finora esposto
L'esempio precedente riproduce una delle più classiche manifestazioni dell'effetto doppler.
Nel seguente esempio invece il suono è stato ottenuto prendendo una singola sorgente sonora
(di frequenza pari a 500 Hz) e simulando il suo movimento ripetto ad un ascoltatore fisso
mediante un opportuno algoritmo matematico [1].
Come è possibile notare, quando la sorgente si avvicina all'ascoltatore, viene percepito un suono più
acuto rispetto a quello della sempice sinusoide in quanto i fronti d'onda vengono 'compressi'.
Quando invece la sorgente oltrepassa l'ascoltatore, i fronti d'onda si dilatano e il suono percepito
è meno acuto di quello a 500 Hz.