Fluydo - Intervista (e musica omaggio)

Fluydo
L'altra sera ero all'Init, un simpatico localetto dietro al Circolo degli Artisti. Ero venuto ad assistere alla proiezione di un corto di una mia amica, Julie, realizzato al fine promuovere un suo libro, Elenoir, un romanzo a base di storie lesbo e apparizioni paranormali, con gustose punte ironico-esistenziali. Un libro veramente fantastico, bisogna dirlo, ma il corto -girato da una sua amica- era al livello dei trailer di Maccio Capatonda. Non volontariamente, però.

Finita la proiezione (che ora, ne sono sicuro, starà riscuotendo Palme d'Oro e Telegatti a destra e a manca) scatta la serata vera e propria, e sul palco sale un gruppo, i Fluydo. Mi trovo davanti questo duo, lei cazzutissima che suona il basso sussurrando al microfono -che mancapò si squagliava- lui armato di chitarra intento a sfornare suoni che sino a prima pensavo potessero provenire solo dalle sacrosantissime mani di Tom Morello. La musica che sentivo era fantastica, un rock elettronico orecchiabile ma al tempo stesso sperimentale, un suono liscio, pulito, una tecnica spaventosa ed un cantato estremamente seducente, ma mai sopra le righe. La ciliegina sulla torta? Tutta questa musica, ebbene sì, è tutta completamente gratis.

Il duo in questione, formato da Anto (la parte mascula) e Tico (la parte femmena), ha infatti deciso di distribuire la le proprie creazioni in free download direttamente dal loro sito, e pare che la cosa si stia rivelando molto più fruttuosa del lavorare sotto l'ala protettrice di un'etichetta. Quello del free download era un argomento che avevo già trattato in passato, e mi chiedevo, per l'appunto, come potesse un gruppo emergente –o comunque non noto- usufruirne in modo vantaggioso. A dare una risposta a questo importante quesito ci pensano direttamente i due, nell'intervista che vedete qui sotto.

Grazie a loro ho scoperto che affidarsi al Creative Commons può essere una scelta più che conveniente, forse temeraria ma sicuramente piena di soddisfazioni; è un modo per affermarsi unicamente grazie alle proprie forze: fare una buona musica e tenere salda e in continua crescita la propria rete di contatti è fondamentale, così come è importante curare la parte grafico-pubblicitaria. Ho anche scoperto, però, che affidarsi ad un brevetto che fa leva principalmente sull'onestà altrui può rivelarsi un ottimo modo per farsi fregare le proprie trovate: la campagna Napoli Pulita ha infatti una certa somiglianza con la grafica del singolo Moon 5. Pazienza, però. Vediamo il lato positivo: la loro era davvero un'ottima idea! E –come avrete modo di vedere- ne serbano molte altre così. Già con il loro ultimo disco hanno saputo tirar fuori della musica ottima (7 Fool Moons è appena uscito nella versione estesa "Superbonuspack" con 8 remix frutto di talenti di diverse nazionalità e stampo: electro, trip-hop, house, techno) e, da quanto emerge nell'intervista qua sotto, pare proprio facciano sul serio.

Mi raccomando, non perdeteveli da vivo!

INTERVISTA:

Innanzitutto complimenti, la vostra musica è bella, e potente: a tratti aggressiva, a tratti sensuale, sempre molto ben curata. Dal vivo il sound era perfetto e l'impatto scenico pure. Sentendovi suonare ho pensato a una miriade di gruppi e di influenze diverse, che convivevano piacevolmente tra loro. Quali sono gli artisti che vi hanno fornito maggiore ispirazione? Ci sono dei dischi che vi hanno formato in particolar modo?
Le nostre influenze sono varie e numerose: Anto ha un'anima un po' più nera e i suoi artisti preferiti, per fare qualche nome, sono Led Zeppelin, Beastie Boys, Prince. Miss Tico è più vichinga e ama PJ Harvey, Bowie, The Cure. L'elenco dei dischi che ci hanno formato sarebbe lunghissimo e, per fortuna, è in continua crescita. E' chiaro che le cose che arrivano nell'età in cui si è più recettivi lasciano segni profondissimi, dischi come Tin Machine per Anto o Nevermind per Tico. Poi, a livello più generale, portiamo il marchio delle rivoluzioni musicali che ci sono accadute intorno e che ci hanno intriso della loro energia, come nel caso della techno e del trip-hop.

Ormai è un paio d'anni che siete usciti dal mercato tradizionale, e vi dichiarate molto soddisfatti. Qual è il motivo di tanta soddisfazione? Riuscite a vivere della vostra musica, o per forza di cose dovete mantenervi con un lavoro "serio"?
Abbiamo fatto due dischi con una leggendaria etichetta indipendente e pubblicato qualcosina anche per una major, eppure non è accaduto molto. Il problema, al di là della qualità del prodotto proposto, è che il modo di fruizione della musica ha subito profondi cambiamenti e, nonostante questo, ci si ostina a lavorare secondo le vecchie logiche, con pessimi esiti. La nostra grande soddisfazione è, innanzitutto, l'aver saputo accettare il presente e l'essersi messi al passo con i tempi; i risultati della nostra scelta, poi, ci danno ulteriore gioia: il numero dei nostri ascoltatori è cresciuto esponenzialmente e, per la prima volta, ci confrontiamo con un pubblico internazionale. Tutto questo senza grandi rinunce, visto che la promozione fornita dalle etichette era praticamente inesistente, così come i guadagni derivanti dalle poche centinaia di copie vendute. Ora totalizziamo decine di migliaia di download che, oltre a dare molto più senso alle nostre fatiche, portano più proposte lavorative: dall'utilizzo di nostri brani in film e spot a quelle legate all'attività live, quindi le cose vanno meglio anche dal punto di vista economico. Questo non significa che possiamo mantenerci con la sola musica, al momento, ma abbiamo altre attività: Anto è architetto, Tico è pittrice e, insieme, ci occupiamo anche di scenografie televisive e di arredamento. Nessuna di queste garantisce la stabilità economica ma, sommate tutte insieme, ci permettono di tirare avanti allegramente.

Ora che siete privi del supporto di un'etichetta, cercherete comunque di diffondere la vostra musica attraverso le radio, la televisione, o preferite puntare esclusivamente sul web?
Che si tratti di radio, televisione o web, noi cerchiamo di sfruttare qualsiasi spiraglio divulgativo a cui i nostri piccoli mezzi possono darci accesso: in rete è più facile inventarsi piccoli espedienti e trovare nicchie di ospitalità ma esistono anche radio indipendenti che ci danno sostegno e, ogni tanto, ci capita anche di avere spazio su qualche canale televisivo. Va comunque detto che il mezzo web ha un livello di complessità molto maggiore, rispetto ai normali canali mediatici, e riserva molte altre potenzialità oltre alla mera divulgazione: molte delle nostre collaborazioni artistiche, infatti, sono nate grazie ad esso.

Più in generale, attraverso quali mezzi vi promuovete? E quali sono stati quelli più efficaci e che vi sentireste di consigliare a chi, come voi, vuole fare questa coraggiosa scelta del Free Download?
Di questi tempi, investiamo molta energia sui portali musicali e i social-networks che tanto vanno di moda, dove c'è molto movimento e che, se usati bene, possono essere ottimi strumenti per proporre il proprio lavoro. Il consiglio è di differenziare la promozione il più possibile: ognuno di questi luoghi ha le sue caratteristiche e, conseguentemente, un pubblico diverso. Inutile dire che alla base deve esserci non solo un prodotto interessante, ma anche una comunicazione potente: ad esempio, noi dedichiamo molto impegno anche al lato visuale del nostro progetto, come nel caso dell'artwork che ha accompagnato "7 Fool Moons" e i clip di Miss Tico sui brani più recenti.

Molte delle vostre canzoni sono in Inglese. A cosa dobbiamo questa scelta? Mera esigenza canora? O semplicemente vi siete resi conto che è meglio puntare su più mercati, dal momento che in Italia certe sonorità hanno difficoltà ad emergere?
Ci siamo sempre barcamenati tra l'italiano e l'inglese, alle volte anche mischiandoli. Una scelta che non piaceva ai nostri discografici ma che, per noi, era la più coerente: da una parte non possiamo rinnegare le nostre radici culturali e il sangue che ci scorre nelle vene ma, dall'altra, le nostre influenze musicali sono fondamentalmente inglesi e americane. Inoltre, il nostro è un tempo di contaminazione tra culture e globalizzazione (in senso buono) e questo è un processo che ci piace e vogliamo esserne parte. Ultimamente abbiamo privilegiato l'inglese perché, come conseguenza della nostra scelta del free-download, il nostro pubblico è diventato globale e ci siamo resi conto che l'italiano può risultare, per assurdo, una scelta "snob". La volontà di comunicare è sempre alla base del nostro lavoro, lo dimostrano i nostri booklet cartacei ,prima, e quelli su file che contengono le trascrizioni dei testi con traduzione.

Avete intenzione di eliminare completamente il supporto fisico dai vostri programmi? Personalmente adoro avere un cd e relativo booklet tra le mani. Tornerete a fare dischi veri e propri, prima o poi? Magari in edizione limitata?
Per "7 Fool Moons" era stata prevista una stampa su vinile, poi sfumata. Comunque, l'idea di utilizzare altri supporti rimane: non tanto per onorare il nostalgico feticismo dell'oggetto disco, quanto per rendere giustizia al suono, frutto di un attento lavoro di produzione, missaggio e mastering.

Molte delle vostre canzoni, i remix in particolare, hanno un approccio decisamente da dancefloor. Oltre a suonare dal vivo coi vostri strumenti fate anche dj set? O comunque cercate di combinare questi due diversi tipi di fare musica nei vostri live?
Ci piace il dancefloor, ci piace l'elettronica e cerchiamo di fare ballare la gente o, almeno, di fare ondeggiare le teste. Inoltre, amiamo le collaborazioni con beatmakers e produttori, sia in studio che dal vivo: sul palco, ci capita spesso di presentarci in formazione a tre, avvalendoci del contributo di un dj che, oltre a dare maggiore tiro al nostro show, prosegue la serata con il suo set.

Quali sono i vostri progetti per il futuro? Ora che il vostro concept 7 Fool Moons è concluso, avete pubblicato un nuovo singolo, Soundorgasmic. Fa parte di un piano più grande o era solo una canzone che tenevate a distribuire?
Il brano Soundorgasmic è saltato fuori un po' all'improvviso, commissionato come soundtrack per l'evento di arte erotica che sta infiammando le serate romane, Pop Porn. Ne sono poi nate altre due versioni: una realizzata dal dj di Bristol, Del Strange, e un'altra dal padrino dell'electro nostrana, Ice One. Quest'ultima ha anche ispirato un videoclip molto particolare della nostra Miss Tico, che abbiamo appena pubblicato qui. Comunque, nella sua versione originale, il brano è una summa dei nostri propositi per quello che sarà il "nuovo disco", del quale farà parte. Ci sarà, però, da aspettare: al momento, siamo totalmente assorbiti dalla realizzazione della colonna sonora di un film indipendente in prossima uscita, "Dentro il buio".

Ultima questione: c'è un messaggio che volete dare con la vostra musica, una vostra filosofia? Quali sono le sensazioni che volete trasmettere?
La nostra musica, oltre ad ambire di essere puro intrattenimento per l'ascoltatore, è il veicolo per esprimere sensazioni, le nostre personali turbe psichiche e di quelle del mondo che ci circonda. Volendo definire una nostra filosofia generale, possiamo dire che i temi che più ci interessano sono la consapevolezza e la libertà, la lotta per la dignità individuale e il riconoscimento di quella degli altri e delle cose che accompagnano la nostra esistenza.

Và che roba! Ancora complimenti, perché spaccate! ;)

Dal momento che oltre ad occuparmi di musica m'interesso anche di arti grafiche, ho pensato di realizzare un tributo grafico al duo. L'immagine che vedete, infatti, è opera del sottoscritto. Se siete curiosi di vedere altro, c'è la mia galleria su Flickr, dove oltre a immagini e riflessioni inedite potete trovare anche qualche mia creazione musicale.

Lo scatto originale è di Corrado Titor, qui la sua galleria
a cura di Rhox






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