Questa recensione è stata pubblicata all'indomani del concerto sul portale
Excite Italia
Da mesi si sentiva parlare di questo concerto. Data unica, quattro palchi, show mai messo in piedi da nessuno prima d'ora, area gigantesca, insomma: l'Evento!

Sin dalla partenza si era capito che di gente ce ne sarebbe stata, eccome. Il treno da Roma era pieno di ragazzi, età media 20-22 anni, tranquilli, leggeri, battute semplici, SMS agli amici e foto ricordo coi cellulari che ricorrono in quasi ogni loro attività.
Ad ogni modo si arriva a Reggio Emilia verso le 18.
Tanta gente ma grande ordine alla stazione, indicazioni, bagni liberi, grande calma. Io devo attendere amici in macchina, intrappolati sulle autostrade in chilometri di code analoghe da tutte le direzioni.
Così per ingannare l'attesa giro un po' per Reggio Emilia; ho in testa Ligabue, il concerto che vedrò, tutto sembra parlare di lui.

Un citofono col suo nome, che sia casa sua? Ma no, lui è di Correggio...
giro l'angolo ed ecco qui, un bel manifesto su di lui.
Ma no, ma no, non è lui, questo è il pittore... Che si chiamino tutti così da queste parti?
E così, a causa degli ingorghi si arriva al concerto verso le 20.30. La potente voce di Elisa echeggia in tutta l'area. Prima di lei Edoardo Bennato. Si, proprio lui, quel Bennato che rimpiva gli stadi da solo, finito a fare da spalla a qualcun altro...
Entriamo nel Campovolo, immenso, esteso a perdita d'occhio, e cerchiamo di guadagnare terreno verso il
palco main ma ben presto la muraglia umana ci arresta, troppo lontani per vedere alcunché.
Idea! Andiamo al
palco vintage, dalla parte opposta, almeno vedremo una parte del concerto da vicino.
Detto fatto ci incamminiamo riuscendo a piazzarci non troppo lontani da questo palco che, anche se secondario, si presenta comunque in modo imponente. Gli altri due palchi, il
palco solo e il
palco teatro sono da qualche parte chissà dove in quella immensa distesa di teste.
Alle 21.15 il concerto comincia, o meglio viene mandato sugli 8 schermi giganti (veramente giganti) il nuovo video di Ligabue, strana scelta per iniziare un evento del genere...
E poi ecco apparire l'immagine del mondo visto dallo spazio, con sotto la data di oggi, e una zoommata vertiginosa sull'Europa, l'Italia, l'Emilia, Reggio, il Campovolo e poi a dissolvere sulle immagini in diretta della sterminata e festante distesa umana! Voi siete qui!
Finalmente arriva lui: "Allora ci siete per davvero!!" e comincia omaggiando i presenti con la sua
I ragazzi sono in giro. Il pubblico si infiamma, quello davanti al
palco main... Gli altri, tra cui noi, vedono in lontananza delle luci, riconoscono di che canzone si tratta ma poco più. Si scopre allora che l'audio non è per niente concepito come "un sistema avvolgente pensato per far girare Luciano attorno al pubblico", come recita il volantino ditribuito all'ingresso.
Il pubblico dalla nostra parte comincia a spazientirsi mentre arrivano lontane le note di
Hai un momento dio,
Marlon Brando è sempre lui e
A che ora è la fine del mondo.


Finito questo primo set Ligabue deve cambiare palco e il pubblico approfitta del silenzio per urlare "Voce! Voce!", a gran voce!
Il concerto riprende, ora Ligabue è sul
palco solo, nel senso: solo chitarra e voce. Questo palco è talmente lontano da dove ci troviamo che non ne vediamo neanche le luci, l'audio arriva come un sussurro e l'unica prova che abbiamo che il concerto sia effettivamente in atto vengono dallo schermo davanti a noi che manda le immagini di Ligabue che canta
Non è tempo per noi,
Sogni di Rock & Roll e
Sono qui per l'amore, tratta dal nuovo album.
Le mani si alzano a sottolineare coloriti improperii. Il pubblico è imbestialito e spontaneamente intona a squarciagola una versione a-capella di Alba Chiara, seguita dal più classico degli inni per il suo (grandissimo) autore: Vasco! Vasco!
Anche questo set termina e, mentre la nostra delusione si trasforma in rassegnazione, è in atto un altro cambio palco, Ligabue sta venendo da noi, sul
palco vintage, finalmente sentiremo qualcosa.
Nell'attesa lo schermo ci mostra un coro di alpini che intona un motivo irriconoscibile doppiato con ironia dal pubblico che comincia ad urlare compatto "quel mazzolin di fioriiiii, che vien da la montagna...." e poi ancora "lo voglio regalareeeeee, perché è un bel mazzeeeeeetto....".
La scena è esilarante, il pubblico si divide tra chi ride e chi canta! Io rido! In realtà il coro alpino intona
Libera nos a malo che viene ripresa dal palco di fronte a noi quando arriva Ligabue a suonare col suo gruppo storico, quello dei primi tre album: i Clandestino.
Finalmente godiamo anche noi di un po' di Rock & Roll sui vecchi pezzi che partono proprio da libera nos a malo e finiscono su
Bambolina e barracuda passando per
Lambrusco e popcorn e
Bar Mario. L'ultimo pezzo di questo set vintage è
Salviamoci la pelle e il pubblico appare rinfrancato e sembra aver dimenticato e perdonato.


Il risveglio però è duro, Ligabue vola via verso il
palco teatro dove comincia l'esibizione con Mauro Pagani e da lontano, cominciano ad arrivare le note di
Una vita da mediano mentre le immagini davanti a noi mostrano il duetto acustico che sembra di raffinata fattura, anche se il suono arriva talmente impoverito da non poterne apprezzare le sfumature. Il set con Mauro Pagani, che indossa una maglietta con la scritta "Illegal", contempla anche
Piccola stella senza cielo e
Questa è la mia vita. Beato chi è riuscito a vederle e a sentirle come si deve!
In tutto ciò abbiamo modo di distrarci qualche fuoco d'artificio e con un elicottero che vola ripetutamente sopra al pubblico a bassa quota e che alla fine si allontana per il sollievo dei presenti e con l'augurio di un pronto licenziamento del pilota. Incosciente!
Ligabue ora è tornato sul palco principale, ossia dalla parte opposta alla nostra e dunque con l'audio che va su e giù ci avviamo verso la parte finale dello show sui pezzi
Happy hour dal nuovo disco,
Balliamo sul mondo e
Tra palco e realtà.
A questo punto i musicisti fanno una pausa lasciando la scena per tornarci dopo poco disseminati sui quattro palchi per un improbabile bis (dovrebbero suonare sincronizzati su palchi distanti centinaia di metri con ovvii e irrisolvibili problemi di ritardi acustici nelle varie aree del campo) che propone i pezzi
Ho perso le parole,
Certe notti,
Urlando contro il cielo per finire su
Leggero.
In questo set l'audio della nostra area impazzisce. Sul palco di fronte a noi ci sono di nuovo i Clandestino, ma la loro musica non si sente, sul palco teatro c'è Mauro Pagani che emette mute sviolinate e noi percepiamo una lontana cacofonia che mi induce a divagare sull'etimologia di questa parola arrivando a stilare l'equazione più ovvia tra il termine e il suo significato!
Alla fine l'impressione è che in ogni area si abbia avuto una percezione del concerto diversa. Sicuramente chi si trovava di fronte al palco principale ha potuto assistere ad uno spettacolo migliore perché lì l'impianto audio sembra aver funzionato a dovere mentre il palco dalla parte opposta è sembrato il più sacrificato e anche quello gestito con minore competenza.
Non credo che Ligabue e i suoi musicisti si siano accorti di quanto male abbia funzionato l'impianto e alla fine del concerto sembravano soddisfatti e appagati.
Nell'accomiatarsi "Liga" ringrazia sinceramente il suo pubblico: "
Quando sono arrivato qui, verso le 17, 17.30 tutti, dai promoters alle forze dell'ordine, mi hanno detto che i ragazzi erano stati meravigliosi. Ma loro non vi hanno visti da qui, da dove vi ho visto io, e posso dirvi che siete stati veramente meravigliosi. Grazie!"
Il deflusso dopo il concerto avviene con estremo ordine e rilassatezza, per lo meno per quelli a piedi, per quelli che avevano posteggiato nel parcheggi adiacenti... meglio non pensarci. L'umana fiumana che non si avvia subito verso casa si riversa su Festareggio, i ragazzi hanno voglia si stare ancora un po' in giro...
Sulle autostrade ricominciano gli ingorghi, qualche incidente e autogrill pieni fino alle sei del mattino completano il quadro di una notte comunque da ricordare.
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