Sud Sound System
Una lunga storia che parte dal Salento e passa dalla Giamaica segnando una delle tappe più interessanti del reggae italiano. Sette album all'attivo e una serie impressionante di collaborazioni tra le più disparate, come per esempio quella con l'Orchestra Filarmonica di Lecce che ha eseguito i loro pezzi riarrangiati in un concerto a Gallipoli nel 2003.
Sono di casa qui al Sunsplash dove offrono sempre concerti pieni di passione, grazie anche alla folta tribù di loro conterranei presenti al festival, che intonerà con fierezza le loro liriche in dialetto.

Foto: Tato Richieri © Rototom Sunsplash 2007
"Siamo nella Giamaica italiana", annuncia
Steve Giant e
Marina apre il concerto dei
Sud Sound System mentre scende la
Notte salentina e
Don Rico,
Terron Fabio e
Nandu Popu sono dietro al palco a supportarla facendo un ingresso trionfale sulle note di
Sciamu a ballare.
Il pubblico non resiste al sound dei SSS, grazie anche alla potente e affiatata sezione ritmica, e alla voce di Marina, ora parte integrante della band, che aggiunge la giusta dose melodica alle tonalità basse del trio vocale ufficiale.
Foltissimo il pubblico accorso per applaudirli davanti, e anche dietro, al palco in un unico caloroso abbraccio. In questa edizione dedicata alla com_unity c'è anche lo spazio per un appello all'Unione, "non quella politica, per carità", ma quella delle culture. E su un dolce arpeggio di chitarra, comincia
Le radici ca' tieni che viene fieramente cantata dai tanti pugliesi presenti qui, mentre anche sul palco sventola la bandiera del Lecce.
Fuecu su Fuecu su Fuecu è il loro grido, che accelera diventando un forsennato ska che finisce intonando la
Fuecu degli inizi.
E' il momento della "loro"
Sotto pelle, frutto della partecipazione al disco "4 Riddims For Unity" degli
Africa Unite, protagonisti qui nei giorni scorsi di un concerto stellare, in cui vari artisti italiani hanno reinterpretato quattro loro brani.

Foto: Luca d'Agostino © Rototom Sunsplash 2007
E poi avanti, tra pezzi vecchi e nuovi con momenti intensi come sul riddim
La Romanella, fino alla suggestiva fiaccolata che accompagna
Me basta lu sule e il finale di
Lu Salentu brucia.
Un bel concerto, ma che non ha graffiato come altre volte i Sud hanno saputo fare qui.
Marco Sacco
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