"Community Music" è stato senza dubbio il miglior album degli
Asian
Dub Foundation, un capolavoro; è qui dove questa "orchestra"
multietnica (perlopiù pakistani trapiantati in Gran Bretagna) ha
maturato -prendendone piena consapevolezza- il proprio sound, nel quale
però rimarranno intrappolati per tutti i dischi successivi.
Detto ciò, premetto che il suono degli Asian è unico: è difficile anche
definirlo! Lo si potrebbe etichettare come un'Etno-Techno
Rap-Raggae-Rock, ma anche così sarebbe riduttivo, e (forse) un tantino
macchinoso... Vediamo la cosa al di là delle mere classificazioni: di
fatto gli ADF miscelano armoniosamente le melodie proprie del loro
retaggio culturale con sonorità occidentali, in un contesto assai più
moderno.
E' proprio grazie alla passione per la musica digitale che gli
ADF si formano, ma il digitale non farà mai da padrone, così come
nessuno degli altri strumenti lo farà mai. Tutti perfettamente dosati
tra loro ci trascinano, danzerecci e "groooove", in
Real Great
Britain, dove già dalla prima traccia si capisce con cosa che
abbiamo a che fare.
Una sessione ritmica scatenata ma millimetrica,
capitanata dal basso di
Dr.Das -una vera e propria macchina da
Rave- e accompagnate da chitarre Punk taglienti e Dj, più la capacità di
legare tutto ciò al suono degli strumenti tradizionali sono tutti gli
ingredienti per un'ottima musica, resa ancora migliore quando a dargli
energia sono le parole di
Master D, che incastra con maestria
invettive sociali nel suo Rap, che è molto "di classe" e piacerà anche a
chi non adora l'Hip Hop.
Memory War continua sulla scia della
canzone precedente, e stessa cosa vale anche per
Rebel Warrior
(tutte e tre delle perle, beninteso). A fornirci parentesi ancora più
curiose sono
The Judjement, dove il suono devia verso un
personalissimo Western, o
Riddim i Like, stupenda parentesi
strumentale. Gli ADF ci fanno ballare spensierati in
New Way New
Life e poi ci cullano nelle atmosfere sognanti (e poi ammiccanti) di
Crash.
Un disco di bellezza rara, dove tutte le tracce sono
validissime dal punto di vista tecnico, merito anche di una vera
attitudine (e un ottimo gusto) per la forma-canzone. E vale la pena di
leggere anche i loro testi, la salacità degli Asian è pari solo alla
loro passione nello schierarsi per le minoranze, tanto che i
Rage
Against The Machine li vollero come supporter ai tempi di "The
Battle of Los Angeles" (per non parlare dei
Primal Scream anni
prima).
Un disco vero, innovativo, oltre che un riuscitissimo esperimento di
cosmopolitismo musicale.
a cura di Rhox
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