Per chi non lo sapesse, il nostro Billy era il leader degli
Smashing Pumpkins, a Chicago. Un ottimo gruppo, Alternative Rock, a sprazzi Grunge, il tutto condito da una benigna vena Pop. Gli SM diventeranno presto popolarissimi, un successo planetario, milioni di dischi venduti.
Dopo 13 anni Corgan scioglie il gruppo e si imbarca in vari progetti alternativi, sempre più fallimentari, con gli
Zwan e successivamente con "The Future Embrace", il suo primo lavoro da solista. Queste sono cose che frustrano.
Capire che la propria scintilla creativa si è estinta, e vedere il successo pian piano scivolare via sono cose che distruggerebbero chiunque. Ma Billy non si è lasciato atterrare da un colpo del genere, aveva capito cosa fare. Ha avvertito l'odore dei soldi, dell'effimera fama. L'odore proviene dal suo vecchio "costume da zero", quel nome glorioso
che si era lasciato alle spalle, gli Smashing Pumpkins.
Il 21 Giugno 2005, lo stesso in cui esce The Future Embrace, Corgan lancia un appello a tutti gli ex membri degli SM (se non contiamo
Melissa Auf Der Maur, che da solista si è rivelata molto più in gamba di Billy, e che difatti non l'ha chiamata); un annuncio intimo, tra amici. Corgan affitta infatti qualche pagina del Chicago Tribune e del Chicago Sun Times, ci mette la sua testa pelata, un'espressione alla Clint Eastwood, e un titolo vagamente egocentrico: "a message to
Chicago from Billy Corgan" per un articolo in cui invita i componenti a riunirsi. A rispondere all'annuncio è solo il fedele batterista
Jimmy Chamberlin, e -sorpresa!- subito si fa festa.
Ora è ufficiale, gli Smashing Pumpkins sono di nuovo insieme. Non importa in quanti. Ricordo che il commento più bello a tale situazione è stato "Ehi, hai saputo? Ringo Starr e Paul McCartney hanno riformato i Beatles!".
Billy Corgan ha ottenuto quel che voleva, l'attenzione intorno a lui è alle stelle, e sette anni di attesa spingerebbero molti fan a spendere molti soldi. Così sia. "Zeitgeist" esce in un fiorire di diverse edizioni, ognuna con una fantastica tonalità diversa sulla copertina e qualche traccia omaggio a seconda della vostra scelta cromatica (e del vostro investimento). Vari altri regalini, come nei pacchi delle merendine, coronano il tutto. Purché paghiate.
Senza dilungarmi sulle ovvie lamentele che la faccenda ha suscitato, vi regalo una sua massima, una di quelle frasi tipicamente criptiche con cui musicisti dannati come il nostro Billy adorano spiazzare le menti meno acute: "Chiunque ha un castello ha la mia stima". Cosa dire...
Una perla -se non altro- c'è.
Doomsday Clock. Molto, molto bella, con la voce di Billy che si moltiplica e le chitarre che fremono. Ma, a parte ciò, mi auguro di avervi messo all'erta da un album mediocre, dal vago sapore di opportunismo, e che poco aggiunge a quanto già sentito dai precedenti lavori. Il sound è volutamente un po'
sporco, e il batterista sembra suonare in un'altra stanza. Credetemi, non si merita una lira.
Boicottatelo.
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