Baustelle - Amen

Baustelle - Amen
La capacità dei Baustelle di sapersi impadronire d'ogni stimolo è unica, in modo estremamente colto ci porgono una musica fatta di citazioni senza tuttavia passare per dei "copioni"; sapientemente assemblano la nostra storia musicale e la piegano alle storie di adesso: favole per grandi, testi scritti per farci pensare e cantare assieme. Tutto questo sempre in modo radioso, solare. È stupendo il modo innocente con cui tanti fattacci vengono simbolicamente enumerati, e di come questi riescano ad insediarsi nella testa grazie a delle melodie irresistibili e una produzione magistrale (questa curata da Carlo U. Rossi, vero e proprio guru della musica alternativa italiana).

Amen è un disco lucido, consapevole, pieno di orrori. Orrori dai quali i nostri Baustelle non si lasciano abbattere, anzi. Si alzano in piedi e cantano, dandoci speranza. Il binomio lirico Bastreghi-Bianconi è semplicemente perfetto, le parti ben bilanciate e le voci ancor meglio mixate; voci che inoculano buoni pensieri, ci passano notizie interessanti (nel senso che dovrebbero interessarci da un pezzo) sottobanco e immancabilmente ci scherzano su, ma in modo genuino, senza cinismi. Un album che vale il suo prezzo, dall'inizio alla fine (occhio, però! Ci sono due tracce fantasma prima della prima vera traccia!). Un album che attraversa un periodo incerto, il nostro. Un presente che non piace, un presente di panciuti e corrotti, di armi di distrazione di massa e di apatia generazionale, e nonostante ciò ne esce sano, vincitore.

Questa Crisi che sta attanagliando l'Italia -e le pseudodemocrazie occidentali in generale- viene rivista, e narrata da molteplici prospettive: nei panni di chi tutto questo lo provoca (Colombo "prepariamo le aragoste per chi viene a colazione/prepariamo piani misteriosi appena ne cogliamo l'occasione/la logica spietata del profitto chissà cosa ci fa figli dell'impero culturale occidentale), di chi ne paga le conseguenze (Spaghetti Western "se vuoi lavorare, disse il caporale, a un altro disperato/porta la tua donna che la scopa il capo, se vuoi lavorare/poi prese il cellulare, sputò a terra e ritornò alla jeep") di chi si arma delle proprie capacità per far fronte a questa sensazione di libertà fittizia e a chi, semplicemente, la denuncia (Il Liberismo ha i Giorni Contati, rispettivamente in "è difficile resistere al mercato, amore mio/per questo andiamo in cerca di ispirazione e vena artistica" e "vede la fine in me che spendo/tempo e soldi in un nintendo").

E poi c'è Panico! Un capolavoro! Ma del resto trattasi "di un esorcismo, di un tocco di vudù, una canzone per allontanare il baratro", un canto di protesta contro i frutti maligni del nostro inconscio "contro l'inquietudine, contro l'orrore, il vuoto quotidiano " (contro gli attacchi di panico, insomma) "come Santi e Sebastiani/come bestie sugli altari/avere la visione della morte". Quattro minuti di spensieratezza, Rock fresco da urlare a squarciagola ovunque voi siate, una vera cura contro il bigiume. Il sound è sempre pulitissimo, un Pop Rock Orchestrale dalle reminescenze Morriconiane, a volte danzereccio e trascinante (Antropophagus), altre profondo e toccante (La Vita Va).

La musica in Amen vi conquisterà. Che voi prima amaste la sola musica italiana, la tanto rievocata New Wave, le chitarre alla Tarantino o i film di Sergio Leone o le opere di Cattelan (a cui è ispirata Charlie fa Surf Video), questo disco finirà per (o , meglio ancora, comincerà col) piacervi. Se poi come me avete una doccia che funge da sala prove... beh, che dire! Auguri a voi e alle vostre ugole, qui ce n'è per tutti!
a cura di Rhox


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