Il software che abbiamo a disposizione ci viene in aiuto per compiere le operazioni di cui abbiamo bisogno. In fase di registrazione avremo una schermata che ci permetterà di vedere in tempo reale le forme d'onda dei segnali che stiamo registrando. In questa fase potremo registrare quante tracce vogliamo, purché il nostro sistema hardware/software lo consenta. Tutti questi dati andranno a finire sull'hard disk pronti per essere utilizzati e manipolati (ricordiamo che 1 minuto di registrazione stereo a 44.1 KHz e 16 bit di quantizzazione produce, in assenza di compressione, circa 10.5 Mb di dati). Il numero di tracce che possiamo registrare contemporaneamente dipende dal numero di ingressi/uscite della scheda audio che utilizziamo. La fase successiva alla registrazione è come sempre il mixaggio ed è qui che il software che utilizziamo entra fortemente in gioco. Mettendo il software in modalità di mixaggio avremo sullo schermo una serie di canali in cui potremo muovere faders e pan pots virtuali, come su un vero mixer. Oltre ai controlli principali (fader, pan, solo, mute, gain) avremo a disposizione tutta una serie di funzionalità che fanno dell'HDR uno strumento veramente potente.
Gruppi : ogni segnale può essere inviato al master mix bus oppure sui gruppi che simulano in maniera virtuale il funzionamento dei gruppi nei mixer analogici. [Vedi: Gruppi]
Aux send : anche in questo caso la funzionalità simula in maniera virtuale la funzionalità reale [Vedi: Auxiliary send]. Occorre prestare attenzione al fatto che quando un aux send è utilizzato per inviare un segnale audio fuori dalla DAW in un macchina analogica e riprenderne l'uscita attraverso gli ingressi aux send/return, ci sono due conversioni che entrano in gioco, la prima digitale/analogica (segnale che esce dalla DAW e va alla macchina analogica) e la seconda analogica/digitale (segnale che esce dalla macchina analogica e rientra nella DAW); niente di troppo grave se i convertitori di cui disponiamo sono di buona qualità. Tuttavia è un fattore da tenere presente per valutare "se il gioco vale la candela", ossia se la macchina esterna che stiamo utilizzando ci è così indispensabile o meno.
Automazione : praticamente ogni parametro può essere controllato in modo automatico dal computer e questa risulta essere una funzionalità estremamente potente e che qualsiasi ingegnere del suono degli anni '70 avrebbe desiderato.
Sincronizzazione SMPTE/MTC : generalmente il software permette di interfacciarsi con un segnale di sincronizzazione proveniente dal mondo esterno dando dunque al sistema HDR la possibilità di integrarsi in un contesto audio più complesso (di solito il sistema HDR può essere esso stesso un generatore di sincronizzazione per altri sistemi, tuttavia in contesti professionali l'affidabilità di questa soluzione non può competere con quella di macchine dedicate esclusivamente a questo scopo) [Vedi: Sincronizzazione].
Plug-In : in inglese 'to plug' indica il gesto di infilare una spina nella presa, dunque per astrazione il termine indica l'inserimento di una funzionalità aggiuntiva ad un sistema preesistente. Nel caso di un sistema di HDR un plug-in è un programma aggiuntivo. Un esempio chiarisce la questione. Se ci mettiamo in modalità di mixaggio avremo sullo schermo una rappresentazione dei canali del mixer e supponiamo di avere su un canale una linea di chitarra che vogliamo un po' manipolare prima di mandarla al mix bus. Possiamo inserire in un certo punto della catena un plug-in che implementa un effetto riverbero. Questo ci metterà a disposizione una serie di parametri che possiamo modificare e, come detto in precedenza, anche automatizzare. Migliore è la qualità dell'algoritmo implementato, migliore sarà il suono che otterremo. Ogni plug-in realizza una manipolazione sul segnale e nel farlo utilizza una parte della potenza di calcolo messa a disposizione del sistema. Questo significa che il numero di plug-in che potremo utilizzare contemporaneamente dipende dalla potenza del nostro sistema HDR (principalmente dalla velocità della scheda DSP e la quantità di RAM su qui possiamo contare). In generale l'utilizzo 5 di plug-in tutti diversi richiede molte più risorse dello stesso plug-in applicato in 5 punti diversi. I plug-in possono essere della natura più varia, avremo a disposizione equalizzatori, riverberi, compressori, gates e più in generale tutto quello che esisteva già nel mondo analogico ma stavolta in versione digitale. Alcune case produttrici di effetti o processori di segnale che sono poi diventati uno standard nell'equipaggiamento di uno studio di registrazione hanno messo sul mercato dei plug-in che sono esattamente la versione digitale del modulo analogico. Naturalmente si tratta di una simulazione e dunque la somiglianza tra la versione analogica e quella digitale non sarà per forza totale, ma generalmente gli algoritmi di simulazione riescono a fornire un suono molto vicino a quello del modulo originale (tanto più che molti moduli sono già digitali e dunque la loro trasposizione a plug-in risulta molto più esatta, mentre per esempio un modulo di compressore valvolare sarà molto più difficile da simulare con un plug-in).
Alcuni plugins di precisione possono sovracampionare [Vedi: Oversampling] l'audio in ingresso per evitare di generare artefatti dovuti a frequenze di aliasing indesiderate.
Per l'elenco dei formati dei plugins più utilizzati si rimanda alla relativa appendice [Vedi: Formati Audio Plugins].
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