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Il Mixing - Operare nello studio di registrazione

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14.5. Il Mixing

14.5.1. Introduzione

Il mixing consiste nel prelevare tutti i segnali che sono stati registrati sulle varie tracce del nostro supporto e fonderli in un unico segnale stereo. In questa sezione ci riferiremo al mixing analogico, ossia le tecniche da impiegare su un banco (mixer) analogico; il mixing digitale (sia su mixer digitale che su software) eredita gran parte dei concetti che verranno ora descritti. Una profonda conoscenza del mixing analogico permetterà al tecnico del suono di acquisire velocemente e padroneggiare anche le tecniche digitali, consentendogli di operare efficacemente in entrambi i contesti.

14.5.2. Configurazione dello studio per il mixing

La prima operazione da compiere consiste nel mettere il mixer in stato di mixing. Quando un mixer si trova in questo stato in ogni canale, il canale principale e quello monitor vengono invertiti. Prima, durante la fase di registrazione le uscite del registratore erano connesse agli ingressi dei canali monitor. In questo caso le uscite vengono connesse all'ingresso dei canali principali. Questa volta tutti gli accessori del canale (equalizzatori, filtri ecc.) agiscono sul canale principale in modo tale da poter manipolare ogni segnale a nostro piacimento. Anche stavolta i canali sono collegati ai gruppi ma stavolta questi servono a una funzione diversa. Prima di vedere questa funzionalità mettiamoci in una situazione reale e vediamo come operare. Supponiamo di avere eseguito una registrazione su 23 tracce (la 24-esima l'abbiamo riservata al codice di temporizzazione) e supponiamo di aver registrato sulle tracce i seguenti strumenti:

  • Batteria: 1 cassa, 2 rullante, 3 charleston, 4 overhead left, 5 overhead right, 6 basso

  • Chitarre: 7 linea 1 di ritmica, 8 linea 2 di ritmica, 9 assolo

  • Voci: 10 solista, 11 controcanto, 12 coro 1, 13 coro 2, 14 coro 3, 15 coro 4

  • Tastiere: 16 Tastiera 1L, 17 Tastiera 1R, 18 Tastiera 2L, 19 Tastiera 2R

  • Violino: 20

  • Percussioni: 21 perc 1, 22 perc 2, 23 perc 3

Cominciamo a mixare! Prima cosa, dopo aver messo il mixer in modalità mixing e il registratore in modalità repro [Vedi: Modalità Repro], riportare alla posizione iniziale tutti i fader, potenziometri e mettere tutti i bottoni in modalità off. Questo ci eviterà di impazzire per capire perché una data cosa non funziona come dovrebbe: un bottone lasciato premuto in una sessione precedente, quando lo si ritiene disattivato, può essere fonte di grosse perdite di tempo. Assegniamo tutti i canali al mix bus (controllato dal master master fader L e R che va tirato su a 0dB e non va più toccato, mentre il volume d'ascolto va fatto da un altro potenziometro a valle del master fader) tramite la routing matrix di ogni canale, tiriamo su i fader, posizioniamo i controlli panoramici e ascoltiamo l'insieme dei suoni. A questo punto possiamo aggiungere effetti vari a ogni segnale per cercare di ripulirlo, limarlo, colorarlo. Agendo sugli equalizzatori cerchiamo di far uscire dal suono le frequenze che più lo contraddistinguono mentre attenuiamo le frequenze che lo rovinano, con i compressori conferiamo al suono la sua giusta dinamica, aggiungendo riverbero diamo spazialità ad un suono. Per un approfondimento sulle tecniche di mixing si rimanda alla relativa sezione [Vedi: Tecniche di mixing].

14.5.3. Utilizzo dei gruppi in fase di mixing

Supponiamo di trasferire il segnale di ogni canale su un opportuno gruppo invece che direttamente sul mix bus. Potremmo per esempio pensare di utilizzare due gruppi per creare un controllo stereo sull'intera batteria. Vediamo come. Con riferimento alle tracce registrate possiamo mandare il canale 1 (cassa) e il canale 2 (rullante) equamente distribuiti sui gruppi 1 e 2. Anche il canale 3 (charleston) lo mandiamo sui gruppi 1 e 2 ma lo spostiamo un po' verso il 2 per simulare il fatto che uno spettatore che guarda una batteria vede il charleston leggermente spostato sulla destra (il charleston si trova alla sinistra del batterista). Infine mandiamo il segnale panoramico sinistro sul gruppo 1 e il destro sul gruppo 2. La figura seguente schematizza le operazioni fatte:

Schema di mixing con gruppi
Schema di mixing con gruppi

Ripetendo queste operazioni per ogni gruppo di segnali dello stesso tipo possiamo creare dei mix secondari sui gruppi che ci permettono un controllo di insieme delle varie sezioni. In riferimento alla disposizione dei canali di questo esempio possiamo organizzare i gruppi come segue:

Tabella 14.1. Assegnazione di canali e gruppi

Canale mixerNome SegnaleGruppo assegnato
1, 2, 3batteria: cassa, rullante, charleston1-2
4Panoramico sinistro1
5Panoramico destro2
6Basso3
7, 8Chitarra ritmica: linea 1 e linea 25-6
9Assolo di chitarra5-6
10, 11Voce solista, Controcanto solista11-12
12, 13, 14, 15Voce coro 1, coro 2, coro 3, coro 47-8
16, 17Tastiera 1 Left e Right9-10
18, 19Tastiera 2 Left e Right9-10
20Violino4
21, 22, 23Percussioni 1, Perc 2, Perc 313-14

I segnali sui gruppi a loro volta vengono inoltrati al master (mix bus) Left e Right. Potendo disporre di 14 gruppi (dipende dal mixer che si sta utilizzando), i segnali in ingresso sono stati smistati sui gruppi con la seguente configurazione :

Tabella 14.2. Assegnazione di canali e gruppi

GruppoSegnale
1-2Batteria
3Basso
4Violino
5-6Chitarre
7-8Cori
9-10Tastiere
11-12Voce solista e Controcanto solista
13-14Percussioni

Questo apre la strada a molte soluzioni interessanti. Se volessimo comprimere l'intera batteria [Vedi: Bus compression] per amalgamarne i suoni basterebbe inserire un compressore stereo sui gruppi 1-2. Se volessimo sentire come suona il nostro mix con le tastiere in sottofondo o in primo piano potremmo agire solo sui fader dei gruppi 9-10 invece che sui fader dei canali 16, 17, 18, 19. In questo caso 4 canali vengono raggruppati su due gruppi. Immaginate si lavorare su una sezione fiati di 20 elementi. Per abbassare la sezione fiati dovreste agire contemporaneamente sui 20 canali di ingresso oppure sui due fader dei gruppi che raggruppano tutta la sezione fiati. Quale soluzione scegliereste? Se poi doveste scoprire che il trombone suona troppo forte rispetto agli altri elementi potreste sempre agire sul fader del canale del trombone per fissarne il volume.

14.5.4. Aux send nel mixing

Durante il mixing gli aux send vengono utilizzati per aggiungere effetti [Vedi: Effetti - FX] al nostro mix. Le mandate ausiliarie servono principalmente per inviare una copia del segnale presente sul canale verso un modulo esterno. Dunque, una volta che il segnale è stato inviato al modulo, desideriamo recuperare il segnale da questo manipolato per poterlo utilizzare all'interno del nostro mix. Per fare questo utilizzeremo un ulteriore ingresso sul nostro mixer denominato aux return . Supponiamo di voler aggiungere un effetto riverbero alla voce solista. Secondo il nostro esempio possiamo utilizzare l'aux send 1 del canale 10. Alzando sia questo potenziometro che il relativo master aux send 1 avremo una copia del segnale della voce solista sull'uscita aux send 1. Questa è disponibile sulla patchbay quindi possiamo collegare questa uscita all'ingresso della nostra unità di riverbero preferita (anche il collegamento a questo ingresso si troverà sulla patchbay). Una volta che il segnale entra nell'effetto possiamo regolarne il volume (o con il master aux send 1 o con il gain di ingresso dell'effetto). A questo punto, l'uscita dell'effetto viene collegata (sempre utilizzando le prese della patchbay) all'ingresso aux return 1 (generalmente i ritorni sono stereo). Nella sezione master del mixer sono presenti i controlli per utilizzare questi ritorni. In particolare è possibile regolarne il volume e soprattutto indirizzarli verso diverse destinazioni fra cui i gruppi oppure direttamente l'uscita master. Naturalmente gli aux return hanno solo la funzione di reindirizzare il ritorno dove vogliamo ma non ne consentono una manipolazione. Qualora questa manipolazione si rendesse necessaria, potremmo pensare di far rientrare il segnale in due canali inutilizzati invece che nella sezione aux return. Per esempio potremmo utilizzare i canali 30-31 (ricordiamo che il nostro mixer di esempio ha 48 canali di ingresso) visto che il riverbero fornisce un'uscita stereofonica per accentuare la sensazione dello spazio (sui canali è possibile utilizzare tutti gli accessori disponibili come equalizzatori e compressori). I segnali su questi due canali potrebbero essere inviati ai gruppi 11-12 permettendo di controllare con solo due fader due voci (solista e controcanto) e i relativi riverberi (per mandare al riverbero anche il controcanto ci basta alzare l'aux send 1 del canale 11... facile no?). L'uscita del mix bus è collegata alla macchina dedicata alla registrazione del master (ADC, Analog to Digital Converter+software di acquisizione audio). Quando tutti i nostri settaggi ci soddisfano non resta che riavvolgere il nastro sul registratore multitraccia, mettere il DAC in registrazione e... godersi lo spettacolo.

14.5.5. Tecniche di mixing

Come si è detto, il mixing inteso in senso classico è l'operazione di sovrapposizione di più suoni in un unico panorama stereofonico (Left e Right). Nell'ambito di un mix ogni singolo suono viene lavorato in maniera funzionale alle finalità del mix stesso. Tale finalità è intesa come il carattere che si vuole conferire al brano. In questo senso, il mixaggio dovrà assecondare il genere musicale in questione; ad esempio un brano pop avrà caratteristiche completamente diverse da un brano di heavy metal: nel primo caso, avremo probabilmente delle sonorità semplici e accattivanti, nel secondo renderemo i suoni il più possibile aggressivi. Il fonico di mix dovrà interpretare il brano che ha sottomano dal punto di vista della sonorità e orientare sin da subito le sue scelte in questo senso. Non basta una vita per imparare l'arte del mixaggio, e dunque l'obiettivo di questa sezione non è quello di insegnare a mixare ma di introdurre il lettore a questa pratica, con una piccola guida dei principali interventi che di solito si eseguono e degli aspetti coinvolti, fornendo un buon punto di partenza per ulteriori successivi approfondimenti.

14.5.5.1. Equilibrio tra i volumi

L'aspetto più importante di un mix è l'equilibrio tra i volumi dei singoli suoni. È naturale che i suoni più importanti, come ad esempio la voce solista, risaltino di più nel mix. Il volume di un suono in un mixer è controllato dal fader principale del canale [Vedi: Fader]. È evidente che l'equilibrio tra i volumi dei suoni dipende fortemente dal brano in esame e dagli strumenti coinvolti. Meno evidente, ma altrettanto importante è che tale equilibrio non necessariamente resta lo stesso per tutta la durata del brano, anzi spesso le diverse fasi di un pezzo richiedono mix diversi, ad esempio in un gran finale, una batteria che era chiaramente udibile a inizio brano potrebbe venire ad essere coperta, richiedendo un intervento che può consistere in un aumento di volume o una resa più aggressiva del suono originario.

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14.5.5.2. Differenza tra un buon suono e la sua collocazione nel mix

Questo è uno dei principi più importanti nel mixing! Il nostro orecchio reagisce diversamente quando ascolta suoni separati o quando questi suoni suonano assieme. Ciò significa che lavorare di cesello su un singolo suono al di fuori del contesto sonoro in cui verrà collocato non ha molto senso se non per sentirne più chiaramente alcuni dettagli. Partendo da questo principio valido in generale possiamo ad esempio focalizzarci sul fatto che ogni suono ha una sua tipica estensione nello spettro di frequenza. Alcuni suoni si concentrano in una determinata banda, altri si estendono su buona parte dello spettro di frequenze. All'interno di un mix, l'occupazione dello spettro deve avere un determinato equilibrio. Al di là delle peculiarità dei singoli generi musicali, è generalmente richiesto che ogni suono componente il mix abbia una sua dignità e finalità. Può quindi accadere che un determinato suono, per quanto esteticamente bello da solo, non trovi un'adeguata collocazione all'interno di un mix in quanto la convivenza con altri suoni ne pregiudicano la resa sonora. È il caso ad esempio di due suoni hanno un'estensione troppo simile nello spettro di frequenza e dunque competono coprendosi l'un l'altro. Ciò dovrà essere sempre preso in considerazione dal fonico di mix, il cui obiettivo è quello di amalgamarne al meglio i suoni, magari differenziando i due suoni il più possibile utilizzando filtri ed equalizzatori [Vedi: Equalizzatori e Filtri].

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14.5.5.3. Dinamiche coerenti tra tutti i suoni componenti

Immaginiamo per semplicità un due chitarra e voce, dove la chitarra effettua delle pennate ritmiche costanti e dunque ha una dinamica contenuta. Supponiamo che la dinamica del cantante non sia contenuta ma anzi piuttosto estesa, con parti sussurrate e parti urlate. Se non viene fatto nessun intervento il risultato sarà che nelle parti sussurrate la voce sarà coperta dalla chitarra, mentre nelle parti urlate la voce tenderà a coprire la chitarra. In questo caso l'intervento da fare è quello di ridurre la dinamica della voce [Vedi: Compressore], preservando il più possibile l'intento artistico delle parti sussurrate e urlate ma avvicinandole tra loro in modo che la loro differenza sia comunque contenuta conferendo un migliore bilanciamento di volumi tra chitarra e voce in tutti i momenti del brano.

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14.5.5.4. Gestione del panorama sterofonico

Dato che abbiamo due orecchie, generalmente il nostro ascolto è fatto su un sistema stereofonico: due diffusori ai lati puntati verso l'ascoltatore. I suoni del nostro mix dovranno dunque occupare questo panorama in maniera coerente e funzionale. L'argomento è piuttosto vasto, ci limitiamo qui a illustrarne i fondamenti.

14.5.5.4.1. Posizionamento panoramico dei suoni

Un suono monofonico riprodotto da entrambi i diffusori verrà percepito come centrale a causa dell'insorgenza di quella che viene definita come immagine fantasma [Vedi: Stereofonìa], ossia un suono proveniente da una sorgente virtuale posizionata nel centro rispetto all'asse di ascolto. Spostando tramite in panpot [Vedi: Panpot] del canali i suoni verso destra o verso sinistra "apriamo" il panorama sonoro, creando degli spazi al centro in cui inserire altri suoni. Dunque, tutti i suoni a nostra disposizione andranno posizionati su un fronte stereofonico di 180°. Alcuni suoni portanti, come ad esempio cassa e basso, rimarranno probabilmente centrali, a sostenere il resto dei suoni. Gli altri andranno distribuiti cercando di rispettare il "peso" sulla parte destra e quella sinistra: è ovvio che se spostiamo una chitarra sulla sinistra, sarà bene compensare il peso del mix con una tastiera sulla destra in modo che il mix non risulti sbilanciato. In questo senso, anche la scelta dei suoni da equilibrare tra sinistra e destra deve essere fatta con criterio: compensare una chitarra sulla sinistra con una percussione sulla destra può originare uno squilibrio a causa della natura troppo diversa dei due suoni. Allo stesso modo un suono stereofonico (ad esempio un pianoforte) che si estende inzialmente a 180° su tutto il panorama stereofonico potrà essere stretto e riposizionato, ad esempio con un estensione di 90° tra centro e right.

14.5.5.4.2. Gestione della stereofonia

Nella sezione precedente si è descritto il posizionamento di un suono mono su un panorama sterofonico (si noti a questo proposito che il suono così posizionato resta mono, anche se posizionato su un panorama stereofonico). Spesso nel mixing emerge l'esigenza di rendere stereo un suono mono, oppure di allargare artificialmente la stereofonia di un suono già stereofonico. Vi sono diverse tecniche per ottenere questo risultato, vediamo le più utilizzate.

14.5.5.4.2.1. Effetto Haas e spazializzazione stereo di un suono mono

Possiamo sfruttare l'effetto Haas [Vedi: Effetto Haas e spazializzazione stereo di un suono mono] per creare un'immagine stereo a partire da uno suono mono del nostro mix. Realizziamo allora lo schema seguente:

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14.5.5.4.2.2. Tecnica Mid/Side (M/S)

La tecnica M/S (acronimo di Mid/Side ) proviene dal mondo delle microfonazioni stereofoniche [Vedi: Tecnica MS/Mid Side] e può essere efficacemente impiegata anche in ambiti quali il mixing e il mastering. Essa consiste in una gestione diversa della stereofonia che, come sappiamo, è costituita da due segnali L (left) e R (right). Codificando opportunamente questi due segnali, invece di lavorare sulla stereofonia ossia i segnali L e R, possiamo lavorare su due nuovi segnali chiamati Mid e Side che descrivono il primo l'informazione monofonica, ossia il fronte in mezzo ai due diffusori, e il secondo l'informazione legata alla stereofonia, intesa come differenza tra L e R. In altre parole, da una codifica del segnale in sinistro (L) e destro (R) passiamo ad una codifica del segnale in mono (Mid) e stereo (Side). Vediamo ora come si esegue la codifica M/S e poi la relativa decodifica per ottenere di nuovo i segnali L/R, in quanto poi la riproduzione finale avverrà sempre su un impianto stereofonico.

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14.5.5.5. Mono compatibilità

Realizzando dei mix, eventuali sfasamenti tra i canali left e right contribuiscono all'apertura stereofonica. Occorre però impedire che tali sfasamenti inducano delle cancellazioni quando i canali vengono messi in mono, portando così alla perdita di frequenze essenziali per i nostro mix (mono compatibilità ). Un segnale in controfase sui canali left e right produce un effetto di profondità "disorientante" per l'ascoltatore e dunque è individuabile a orecchio. Per una valutazione più precisa delle eventuali controfasi è bene ricorrere ad un correlatore di fase [Vedi: Correlatori di fase].

14.5.5.6. Gestione dei piani sonori

Oltre alla spazializzazione nel panorama stereofonico, è importante il posizionamento dei suoni in termini di vicinanza e lontananza dall'ascoltatore. Possiamo dunque considerare un asse delle profondità lungo il quale disporre le sorgenti sonore realizzando così dei piani sonori . Vi sono diverse tecniche che permettono di posizionare un suono nella parte frontale del mix o di relegarlo più indietro, a seconda delle nostre finalità (ad esempio, una voce solista verrà di solito posizionata più avanzata rispetto agli strumenti, che devono fare da sostegno; una chitarra solista verrà posizionata virtualmente più vicina all'ascoltatore, rispetto alla chitarra ritmica che la sostiene). Ciò può essere ottenuto ad esempio utilizzando opportunamente un riverbero [Vedi: Riverbero]. Quando il posizionamento in profondità di un suono è dinamico, ossia vogliamo che si percepisca il movimento della sorgente sonora, allora si può sfruttare l'effetto Doppler [Vedi: Effetto doppler]. Sappiamo che tale effetto si verifica quando una sorgente sonora si avvicina o si allontana rispetto all'ascoltatore, comprimendo o dilatando i fronti d'onda. Dunque, per spostare progressivamente un suono dalla zona frontale del mix a quella posteriore potremmo, lentamente abbassare il volume e, contemporaneamente, abbassare il pitch (la frequenza) e aumentare sensibilmente il riverbero. Otterremmo l'effetto inverso (avvicinamento) utilizzando gli interventi opposti. Il sapiente utilizzo anche del controllo panoramico (panpot [Vedi: Panpot]) consentirebbe di realizzare un "effetto spostamento" ancor più realistico!

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14.5.5.7. Filtraggio

L'utilizzo dei filtri sui singoli suoni permette di confinarne l'occupazione nello spettro di frequenza. Sono maggiormente impiegati filtri passa alto [Vedi: Filtri], specialmente per la rimozione dei disturbi. Ronzii o suoni di ambiente che si trovano nella parte bassa dello spettro (sotto i 50Hz) sono eliminabili senza grosse controindicazioni. Diverso il discorso per i filtri passa basso in quanto il loro uso troppo "disinvolto" potrebbe eliminare parte delle armoniche di un suono, togliendogli quelle sonorità che sono di contorno ma senza le quali il suono perderebbe il suo interesse. È il caso per esempio della cassa di batteria (kickdrum) che ha la frequenza fondamentale nella parte bassa dello spettro ma le cui armoniche possono arrivare anche a 5000Hz e oltre. Sappiamo che a causa della diffrazione [Vedi: Diffrazione] sono le alte frequenze quelle che vengono bloccate più facilmente dagli ostacoli; da ciò deriva che intervenendo con un filtro passa basso (eliminando una buona dose di alte frequenze) è possibile posizionare virtualmente un suono nella parte posteriore del mix. Più alte frequenze vengono rimosse, più il suono risulterà lontano (e più verrà snaturato, ma questo è un altro discorso...)

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14.5.5.8. Equalizzazione

È uno degli interventi più importanti. Attraverso un uso accorto è possibile estrarre il meglio da un suono, oppure togliere quelle frequenza che non sono desiderate, come a volte delle piccole risonanze. Attraverso l'equalizzazione è possible regolare l'occupazione dello spettro di frequenza di un suono rispetto ad un altro. Se ad esempio due suoni competono per la stessa banda è possibile limitare la presenza di uno dei due attenuando quella determinata banda su uno ed enfatizzandola sull'altro. Un'altra tecnica consiste nel lavorare un suono nella banda intorno ai 3KHz, che come abbiamo visto [Vedi: Orecchio esterno] è quella dove l'orecchio è più sensibile. Enfatizzando questa banda si avrà una percezione di avvicinamento del suono, mentre attenuando la percezione sarà quella di allontanamento. Ciò è di estrema importanza nel posizionamento "in profondità" dei suoni. In altre parole, enfatizzando la banda intorno ai 3KHz di un suono, lo portiamo nella zona frontale del mix. Attenuando, spingiamo quel suono verso la parte posteriore del mix. Quando si rende necessaria un'equalizzazione più drastica, si può pensare di enfatizzare la banda desiderata e attenuare contemporaneamente le altre: questo approccio all'equalizzazione viene definito yin/yang .

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14.5.5.9. Utilizzo dei riverberi

Il nostro apparato uditivo è abituato sin dai primi giorni di vita a sentire i suoni all'interno di un ambiente, dunque con una certa dose di riverbero. L'aggiunta di un po' di riverbero a un suono gli conferisce naturalezza e, nell'ambito di un mix, ne permette un migliore amalgama con gli altri suoni. Al di là di questa prima finalità, è possibile utilizzare efficacemente un'unità riverbero opportunamente configurata allo scopo di realizzare una spazializzazione in profondità dei suoni componenti un mix.

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14.5.5.10. Modifica dell'inviluppo dei suoni

Nell'ambito di un mix, attraverso l'uso dei processori di dinamica [Vedi: Processori di dinamica], è possibile modificare a piacimento l'inviluppo di un suono. Oltre a modificare il suono stesso, avremo un impatto anche sul posizionamento in profondità del suono. Come abbiamo visto, con un compressore possiamo lavorare sulla fase di attack-decay di un suono [Vedi: Inviluppo ADSR]; a questo punto possiamo intuire che enfatizzando l'attacco di un suono (dove tra l'altro sono concentrate di più le alte frequenze che lo compongono), lo avvicineremo (parte frontale del mix), mentre riducendolo spingeremo il suono indietro (parte posteriore del mix).

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14.5.5.11. Il Mixing "creativo"

Quanto si è visto finora in questa sezione è relativo all'approccio "classico" al mixing di un brano musicale. L'avvento delle tecnologie digitali, e in particolare dei software di hard disk recording di ultima generazione, ha portato l'arte del mixing verso nuovi confini creativi. L'applicazione delle macchine dedicate alla manipolazione del suono non è più indirizzata alla sua adeguata collocazione e resa in un mix, ma è divenuta parte integrante della sua creazione. L'uso creativo di compressori, riverberi, filtri ecc ha prodotto nuove sonorità e generi musicali, e soprattutto ha aperto nuovi orizzonti alla sperimentazione. Per questo, il musicista moderno deve essere anche un po' un tecnico del suono. Ciò gli permette di esplorare nuovi confini sonori ed espressivi, al prezzo di una conoscenza tecnica da acquisire e padroneggiare.

14.5.6. Ascolto di un mix

Riguardo all'ascolto del nostro mix, questo dovrebbe essere effettuato utilizzando i monitor di campo vicino in quanto questi rappresentano la nostra sorgente sonora di riferimento. Dato che il nostro mix suonerà sugli impianti più disparati (hi-fi casalinghi, impianti compatti, autoradio, radiolina da stadio, impianto da discoteca) sarà nostra cura realizzare un mix che potenzialmente suonerà equilibrato su qualsiasi impianto. Dunque un riferimento medio viene dato dai monitor di campo vicino, per quelle rare volte che il nostro mix sarà ascoltato con un impianto dotato dell'intera gamma udibile dei bassi ci regoliamo con i monitor di campo lontano. Ovviamente i due tipi di monitor non vanno mai attivati contemporaneamente. In tutti gli studi in cui i tecnici conoscono il loro lavoro è presente anche un'ulteriore coppia di altoparlanti. Questi sono piccoli, generalmente economici e con una risposta in frequenza relativamente limitata. Vengono utilizzati per avere un riferimento di come suonerà il nostro mix su riproduttori economici (radio e lettori CD portatili, cuffie da jogging eccetera); ancora una volta sarà nostra cura fare in modo che il mix suoni al meglio anche su questo tipo di apparecchi. Il livello a cui fare l'ascolto finale di un mix si aggira intorno ai 80-90 dBspl. Questo garantisce che tutte le frequenze vengano udite correttamente dall'orecchio (a questi livelli di dBspl la curva isofonica dell'orecchio è relativamente costante [Vedi: Curve isofoniche]). Comunque conviene realizzare il mix ad un livello leggermente più basso per non affaticare le orecchie. È anche buona norma ascoltare il mix a volume molto basso e molto alto per avere ulteriori riferimenti. Infine il mix va ascoltato sempre anche in mono per essere sicuri che in questo caso non si verifichino pesanti cancellazioni di fase: i nostri mix stereo devono in generale garantire la mono-compatibilità.

14.5.7. Mixing ITB Vs OTB

Come detto più volte, l'uso del computer ha prepotentemente rivoluzionato il settore dell'audio. Nel caso specifico, il mixing che veniva effettuato sui mixer analogici viene oggi spesso (non sempre) realizzato nel dominio digitale attraverso l'uso di software che hanno nel tempo preso la denominazione di DAW, Digital Audio Workstation. Le odierne DAW permettono di miscelare diversi canali audio e sommarli[42] in un unico master Left/Right che può essere riversato (il termine esatto è: bounce ) su un file [Vedi: Formati File Audio Digitali]. Questo tipo di operazione si chiama appunto ITB , acronimo di in the box , in quanto la somma dei canali viene effettuata digitalmente dal software e ha raggiunto oggi altissimi livelli di precisione. Premettendo che ci sono prodotti musicali di livello planetario che sono stati mixati effettuando la somma con questa tecnica, esiste un'altra possibilità, preferita da molti, che prevede che l'operazione di somma dei segnali venga effettuata in analogico, da un mixer analogico o da un dispositivo dedicato, chiamato sommatore . Quest'ultimo riceve in ingresso i segnali da sommare restituisce la somma analogica su un'uscita stereo. A quel punto, la somma va comunque riacquisita nel dominio digitale in quanto ormai il supporto digitale è l'unico utilizzato per il prodotto finale. Questa tecnica si chiama mixing OTB , acronimo di out of the box , perché prevede che la somma venga effettuata al di fuori del software e può aggiungere caratteristiche analogiche (calore, definizione, dinamica) al mix. La tecnica out of the box risulta comunque costosa in quanto prevede l'utilizzo di macchine specifiche e di elevata qualità. In particolare è necessario disporre di un'interfaccia audio con molte uscite e del sommatore/mixer vero e proprio. Vediamo nel dettaglio come realizzare questa tecnica con l'ausilio di un esempio pratico. Supponendo di disporre di un'interfaccia audio con 8 canali IN/OUT e di un sommatore da 8 canali, sulla nostra DAW indirizzeremo le uscite dei singoli canali non più verso l'uscita master ma ognuna verso un'uscita fisica dell'interfaccia audio. Qualora il nostro progetto avesse più di 8 canali (il che è molto probabile) sarà necessario raggruppare alcuni dei canali in gruppi stereo, denominati stems e mandare questi gruppi a coppie di uscite dell'interfaccia audio. Supponiamo di avere un progetto con i canali così distribuiti:

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[42] Parliamo in questa caso di somma (summing) e non di mixing in quanto ci riferiamo ad un'operazione tecnica e non cosmetica (il mixing consiste nel far suonare al meglio tanti suoni che suonano insieme).

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