Ascoltare un suono radiotrasmesso, significa immaginare la sua integrità prima che esso sia stato modulato. In effetti si parla di modulazione, che equivale a dire che un suono si lascia trasportare da una frequenza portante che oscilla nell'etere. Per facilità di comprensione, ricordiamo che piccoli corpi messi in vibrazione a frequenze diverse, sviluppano caratteristiche particolari che la scienza ha saputo leggere e la tecnologia ha sapute sfruttare. Inoltre i nostri sensi risultano essere rispondenti ad un solo intervallo di frequenze per ognuno di esse stimolando l'udito piuttosto che la vista e via via tutti gli altri sensi. Quando si parla di radiofrequenza, intesa come trasporto di un segnale sonoro, ci si riferisce a due tipi particolari di modulazione: in frequenza e in ampiezza. In entrambe i casi, il segnale sonoro si somma a delle oscillazioni costanti modificandone rispettivamente la frequenza o l'ampiezza della fondamentale. Al suo arrivo, dei dispositivi elettronici ne sottraggono la portante lasciando in utilità al circuito il segnale modulante. In questo viaggio da “parassita” però, il suono deve rinunciare ad alcune delle sue caratteristiche originali dovute alla somma e ai processi elettromagnetici e magnetoelettrici, nonché alla limitazione che la modulazione stessa pone alla dinamica del segnale. Da questa brevissima descrizione, si può già intuire che: sia la dinamica che l'integrità armonica del suono vengono più o meno compromesse. Ma non è solo a questo che bisogna “guardare”. Un importante forma di rilevazione del segnale, è basata sull'ascolto attento dei segnali estranei, che possono manifestarsi sottoforma di rumori o addirittura di segnali sonori in viaggio su altri dipositivi di radiotrasmissione, o anche per intermodulazione (somma incontrollabile di portanti multiple o sottomultiple della frequenza in nostro uso) Questo tipo di perturbazione è detta “interferenza”. Cosa diversa sono invece dei brevi e poco intensi rumori che si presentano sottoforma di scariche, per lo più dovuti a perdita di segnale per via delle distanze o di ostacoli in relazione alla potenza erogata dei trasmettitori. Assicurarsi sull'uso di una frequenza in una determinata zona non è sempre sinonimo di pulizia, sono molte le variabili che potrebbero coincidere per deteriorare un segnale radiotrasmesso. E' richiesto quindi, ad un buon ascoltatore, almeno di riconoscere quale è la natura di una mancata integrità di segnale oppure di un disturbo in modo che possa intervenire o cercare di evitare il problema, o, quantomeno per rassegnarsi alle limitazioni del sistema. Nel caso delle trasmissioni digitali il disturbo da interferenza è molto meno possibile in quanto il segnale audio è codificato ed è quindi un'altra frequenza a modulare la portante e non il segnale audio direttamente. Questa enorme variazione di 0 e 1 (bit) che arriva al demodulatore, potrebbe essere amputata da far ricostruire un segnale tracciato per approssimazione, generando così un tipico effetto metallico detto impropriamente “Flanging”. La radiotrasmissione del segnale, sotto un certo livello di trasmissione, interrompe la destinazione lasciando buchi di silenzio; questo effetto è gergalmente detto “effetto pesce”. Questo non avviene con la trasmissione analogica in quanto, fino alla minima possibilità, trasporta il segnale modulante anche se inquinato da rumori di imminente “sgancio” (incomunicabilità tra trasmettitore e ricevitore). A trasmettitore spento, potrebbe manifestarsi un continuo o spezzato rumore a larga banda generato dal ricevitore. E' questo il segno di un'invasione nell'etere da parte di altre trasmissioni, se la regolazione dello “squelc” (minore o maggiore sensibilità alla larghezza delle frequenze adiacenti) dovesse ritenersi ininfluente, è bene che si cerchi una nuova frequenza di utilizzo. Il suono che normalmente ascoltiamo riprodotto, discografia a parte, con molta probabilità può essere passato per un sistema di radiotrasmissione. Infatti sia nel cinema che nella tv, ma oramai anche nel live musicale, si fa un largo uso di radiomicrofoni. Naturalmente la qualità della radiotrasmissione influisce sul prodotto finale, fino a non scorgere nessuna differenza con la discografia, anche se per il tecnico del suono, in special modo la limitazione dinamica, complica non poco la buona riuscita del missaggio. Ad oggi, alcune case hanno raggiunto ottimi risultati.
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