Il tecnico del suono che si occupa della diffusione musicale dal vivo, ha un primo impatto, spesso molto duro per il proseguimento del suo lavoro, rappresentato dalla complicazione architettonica, fatta di riflessioni che spesso arrivano ad essere echi veri e propri, e da battimenti provocati dalle riflessioni sugli edifici. Anche il problema della corretta fase spesso non è risolvibile. Infatti, nonostante gli sforzi fatti dalle grandi case costruttrici e dagli studi di settore, pur migliorando i risultati, non hanno estinto il problema, anche e soprattutto perché il risultato cambia di posizione in posizione. Questo vuol dire che solo la parte centrale, dove è posizionato il fonico in regia, otterrà dei discreti risultati. Non è un buon inizio per un tecnico che ha la responsabilità di un'intera assemblea in ascolto. Il tutto va consumato in un unico passaggio con un solo “sound check” a disposizione. Ma come deve predisporsi un fonico live nella sua organizzazione del lavoro?
- Perfetta conoscenza del cablaggio di tutta la catena tecnica
- Allineamento tra le strumentazioni
- Gestione delle eventuali riserve di transazione di segnale
- Controllo specifico dei canali d'ingresso
L'organizzazione dell'assemblaggio della strumentazione, permette di acquisire la prontezza operativa indispensabile a questo tipo di lavorazione. La vera utilità del sound check è quella di rendere abili e autentici i segnali in ingresso, in modo che la creazione del missaggio non debba mai essere vincolata alla correzione preventiva bensì rivolta al solo scopo di integrazione. La grande qualità di un tecnico del live è basata sulla sua organizzazione e soprattutto sulla scelta di usare strumentazioni aggiunte solo qualora la necessità lo richieda. A questa caratteristica, tipica di chi ha mentalmente una predisposizione all'ordine, va aggiunta la perspicacia, intesa come la capacità di intervenire a compensazione di un effetto che si presenta senza avvisaglie.
Un sound check dovrebbe essere limitato alla giusta accettazione dei segnali, e alla correzione delle sporgenze che il segnale presenta rispetto all'originale, e semmai per verificare che la scelta microfonica sia adeguata. Inoltre la taratura dei processori di dinamica dovrebbe essere effettuata sapendo che sarà soggetta a variazioni per il fatto che, nella complessità dei suoni, le singole sonorità avranno un altro aspetto tanto da doverli in alcuni casi addirittura stravolgere. Alla corretta procedura tecnica il fonico dovrà abbinare una particolare sensibilità alla qualità dell'ascolto. Una situazione live è composta di parti molto vivaci, o di parti quasi recitate, e quindi con passaggi da sonorità forti e aggressive a sonorità deboli e dettagliate, e ne determina l'essenza della qualità sonora. Un tecnico del suono sa mantenere una continuità nell'ascolto, come se fosse un mastering, sa cambiare tutti i parametri di un missaggio, finanche i riverberi, in funzione dell'intensità e dell'atmosfera del brano. La sua prontezza operativa sarà il suo più grande aiuto per ottenere il coinvolgimento del pubblico. Esistono molti tecnici che usano le prove del suono per rendere il tutto lavorabile, poi nel tempo di un primo brano del concerto, sanno creare dei gran bei lavori di ascolto. Cosa contraria, sound check lunghissimi e lavorati per singoli strumenti, che oltre a scatenare l'ira dei passeggiatori di parchi o piazze, producono spesso un missaggio pieno di incongruenze soggette all'evidente e continuo intervento tecnico che presenta il suono completamente privo di amalgama e continuità.
Un buon ascoltatore, sa riconoscere in una diffusione dal vivo:
- La continuità del suono
- L'opportunità degli ambienti
- L'intellegibilità
- La giusta dose dei volumi
- Gli effetti per l'avanzamento e la localizzazione della band
Una particolare offesa che il tecnico del suono può ricevere sul campo, è quella di essere lodato per aver reso il suono come un disco. Il suono live non è un disco, e non dovrebbe avere ambizione di esserlo. Andrebbero invece ricercati i dettagli che avvicinano l'ascoltatore alla prestazione del musicista, sbagli compresi. Andrebbe accantonato il concetto di “confezione” inteso come la meticolosità del nascondere. Il suono live deve far emergere il respiro di una esecuzione, fatto di attacchi, spazialità visuale, intimità delle voci e soprattutto possibilità di seguire una delle linee strumentali, l'ensemble. Oltre a queste caratteristiche che sono comunque richieste al tecnico del suono, vanno aggiunte le minacce che provengono dal palco, le dinamiche e le regolazioni fatte dai singoli strumentisti e gli eccessivi volumi di ritorno che si usano, che sommandosi alla ripresa microfonica dello strumento, inquinano il suono originale gonfiandolo di nuove frequenze e creano diafonia captando gli strumenti locati in altre parti del palco. Questo vale a dire che il fonico dovrà effettuare un preciso lavoro di pulitura che lo impegnerà nell'ascolto in cuffia di ogni singola linea mentre tutta la band sta suonando. Per concludere, il tecnico live, deve avere l'ordine e la freddezza di agire con velocità e, perché no, magari prevedere l'evoluzione delle caratteristiche musicali.



























