“Un buon tecnico del suono, è in grado di lavorare anche senza guardare i livelli”, affermano in molti. In realtà è una forma di integralismo che vorrebbe svincolare il tecnico del suono dalla dipendenza della strumentazione, tuttavia una ragione a questo accanimento c'è, ossia il riconoscere che la misurazione di quel che si ascolta effettivamente non esiste. Esistono focalizzazioni diverse, misure mediate con corrispondenze all'ascolto dubbie. Un fenomeno, forse il più misurabile di tutti, e assoggettato alla progettazione umana, è l'impedenza , e come un paradosso la si ascolta ma non si vede. Come un buon manuale di elettronica o di tecnica del suono direbbe, essa è la “resistenza offerta da un circuito al passaggio di una corrente alternata”, per il nostro studio non vuol dire molto. Ricordandoci però che il nostro suono attraversa inevitabilmente diversi apparecchi, ogni volta che in essi entra, oppure ne esce deve confrontarsi con criteri di accettazione che, se mal controllati, ne modificano alcune caratteristiche che ritroveremo in ascolto. L'impedenza ha quindi un ruolo non trascurabile. Bisogna dire che l'impedenza è in se stessa uno sbarramento al passaggio del segnale, ma il tipo di ostacolo è di diversa natura in base ai componenti elettronici che lo procurano.
Avere due processori di suono che si connettono tra loro, preclude che inizino a dialogare con la stessa lingua, dove colui che accetta dovrebbe essere più ricettivo e quindi opporre meno resistenza. Questa è l'impedenza. Ma quali sono i suoi effetti nell'ascolto? Immaginiamo un'uscita dalla metropolitana nell'ora di punta, se centinaia di persone si addensano verso un'unica e insufficiente scala mobile, ne subiranno un rallentamento, una pressione che ne impedisce i movimenti, e, a passare, saranno prima quelli che si trovano centrati rispetto all'imbocco, e gli altri si inseriranno pian piano ammesso che riescano. E' il caso del nostro segnale, che incontrando una forte resistenza, lascia di norma passare, non senza difficoltà, la parte centrale della banda e ostruisce maggiormente le parti estreme. Riassumendo, quindi, ne risulterà un suono limitato sulle frequenze più basse e quelle più alte, inoltre il totale rallentamento del flusso determina una riduzione della dinamica per causa dell'occupazione dello spazio disponibile da parte dei cosiddetti residui di energia dando vita, o meglio morte, ad un tipo di suono detto “strozzato”. Nei giusti limiti, l'impedenza di chi riceve deve essere maggiore di quella che porta per mantenere costante il flusso e la spinta necessaria per trasportare il segnale. Ma se l'impedenza di chi riceve è troppo bassa, la connessione è irregolare, in quanto il flusso dinamico perde di spinta e si distribuisce nei circuiti perdendo, come nel caso precedente le energie più deboli come quella delle alte frequenze, e del livello generale, come se si perdesse in un pozzo. Queste considerazioni, il fonico deve saperle valutare con l'ascolto, anche perché all'adattamento di impedenza può corrispondere una visualizzazione di una saturazione, ma può anche non segnalare nulla come nel caso di un'impedenza troppo bassa.


























