Mentre la visione ci fa leggere il posizionamento, gli equilibri e le definizioni dei suoni all'interno di un opera, lo stile ne dà una visione d'insieme, in cui i dettagli sono stati usati per portare l'ascolto ad una familiarità tipica di quel prodotto. Pur tuttavia, lo stile e la visione convivono e, nonostante gli sforzi di vederli separati, possono essere spesso confusi per la stessa cosa. Allora è bene dire, che la visione analizza i contorni e la loro locazione nello spazio, e fanno parte di una visione a stadi, lo stile è ciò che li unisce. Mentre nelle visioni l'analisi si fa scomponendo il prodotto in vari livelli, lo stile è uno solo, e quindi le visioni contribuiscono allo stile. Lo stile è la qualità dell'espressione che risulta dalla scelta degli elementi linguistici che un creativo ha deciso di adottare. Ma un tecnico del suono adotta uno stile? Nel caso della musica, con il suono lo stile si affina, si decora, si rende visibile, ma non può sostituirsi al linguaggio, infatti per prima cosa c'è il condizionamento della musica stessa, del compositore e di tutti gli elementi dell'esecuzione, semmai è il suono, la scelta tecnica finale ad avere uno stile non più linguistico ma legato all'ascolto. Se l'attenzione si pone proprio su questo aspetto, quello analitico dell'ascolto, possiamo riconoscere i diversi stili che emergono tra modi diversi di produrre suono, dipendenti dalla personalità del tecnico, dalla locazione geografica di destinazione del prodotto, e dall'ausilio che il genere di musica chiede alla tecnica per accentuare la sua identità. Un primo esempio, e il più familiare nella concezione del missaggio in Italia, è quello che pone il solista, con tanto di edulcorazioni, al centro di tutto il prospetto sonoro, come se fosse una luce che per sua volontà può illuminare tutto il resto. Si tratta di uno stile plastico, ben modellato e geometricamente rigido, gli strumenti di un missaggio rimangono ben organizzati e controllati nelle loro dinamiche, non vogliono confondersi con la luce, spesso ne deriva una sensazione di soddisfazione dovuta al bel confezionamento del prodotto, che seppur intriso di riverberazioni artificiali, rimane sempre ordinato. Del tutto opposto, invece, è lo stile lineare, dove quei contorni conservati nella visione lineare, rimangono intatti, separati, senza nessuna prevalenza. Si lavora molto sull'estensione in frequenza dei singoli strumenti e del missaggio generale, sulla riproduzione delle armoniche, che danno colore, e sulla ambientazione degli strumenti non per effetto me per renderli eleganti. E' uno stile molto ricercato negli Stati Uniti dai migliori studi e dai migliori fonici, ma non mancano tendenze simili in Europa, e soprattutto in Inghilterra per la musica ritenuta di larga commercializzazione. Da questi estremi stilistici, c'è l'infinita varietà delle vie di mezzo. Riconoscere uno stile di “sound”, è un avanzamento che renderà chiaro il motivo perché siingaggino alcuni tecnici del suono per alcuni tipi di musica e addirittura alcuni studi di registrazione o di mastering dal tipico suono, costante nelle varie produzioni. Spesso lo stile, per antonomasia, si associa al nome del tecnico del suono, o al gruppo, o alla nazione di provenienza. Quello che noi chiamiamo stile, in gergo viene chiamato “sound”. Gli stili sono infiniti, e infinite sono le forme per ottenerli. Individuare uno stile è impresa ardua: in effetti lo stile si avverte, ma analizzarlo è tutt'altra cosa. E' come la facilità di riconoscere una persona, e poi avere la pretesa di catalogare le sue caratteristiche fisionomiche per comporne un identikit. Possiamo dire, nel nostro caso, che le caratteristiche più importanti che determinano uno stile di registrazione sono individuabili nel collante che unisce le dinamiche, i range di frequenza, il bilanciamento e l'ambiente reale o virtuale in cui il tutto si immerge. Si può a questo punto capire come il rapporto tra questi elementi sia soggetto a infinite soluzioni, e che nel complesso della sonorità, risulti una nuova identità sonora. Un buon esercizio è quello di confrontare due produzioni di cantautori di diversa provenienza, che nonostante le stesse caratteristiche compositive, risultano all'ascolto diverse nella loro sonorità. Più avanti si parlerà di know-how, e lo stile è la più evidente manifestazione di esso. Il tecnico del suono dapprima tende ad adeguarsi a stili imposti dalla discografia che tratta, poi personalizza, acquisendo esperienza, delle sue particolari variazioni che tecnicamente si ottengono con creazioni e dosi di code sonore, compressioni, effetti ed equalizzazioni, oltre che, quando è concesso, uno stretto rapporto con l'arrangiamento musicale. Lo stile, in conclusione, è tutto da creare, è un'altra delle caratteristiche per le quali la corretta conoscenza tecnica, per quanto d'aiuto, non è sufficiente. Un buon ascoltatore sa riconoscere gli stili. Nel corso dei prossimi capitoli, si intuirà con più chiarezza quali sono gli elementi che caratterizzano uno stile, si manifesterà un legame tra la tecnica e il prodotto che a giudicare da queste pagine può sembrare esageratamente teoretizzato, invece è proprio così, anche per quelli che finora ne hanno ingenuamente fatto a meno.
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