Nella giovane storia della cultura umana lo studio dell'ascolto non ha mai avuto un'attenzione prioritaria, si era piuttosto legati ad alcune teorie di origine Platonica, con il pathos al centro di tutti i sensi, vere e proprie spie dell'anima, e residenti nel fegato, oppure a limitati tentativi di autopsie a fini di conoscenza con tanto di trattazione anatomica. Lo fece Ippocrate col De carnibus e Aristotele con l'aer innatus , ne conseguì progressi il Galeno (129-201 d.C.) con rudimentali trattati di istologia. E' l'incubazione dell'illuminismo ad incrementare come un vortice le attenzioni alle scoperte scientifiche, e di conseguenza allo studio del corpo umano attraverso la dissezione che vede nell'orecchio le attenzioni di Andrea Vesalio (1514-64) De humani corporis fabrica libri septem , Giovanni Ingrassia (1510-80), suo allievo, che scoprì la staffa, Gabriele Falloppio (1523-62) che scoprì il timpano e tutto l'orecchio interno, dandone i nomi ancora in uso, e poi Realdo Colombo (1516-59) nel settimo dei suoi De re anatomica libri ed anche Costanzo Varolio (1543-75) nei suoi Anatomiae . L'olandese Volcher Colter (1534-1600) scrisse il primo trattato dedicato esclusivamente all'apparato uditivo, il De auditus instrumento . Bartolomeo Eustachio (1500/1510?-74) fu uno dei più grandi otologi di tutti i tempi: studiò, fra l'altro, la tuba che porta il suo nome. Giulio Casserio (1561-1616) trattò l'embriologia dell'orecchio De vocis auditusque organis historia anatomica . In Francia Guichard-Joseph Duverney (1648-1730) con il suo Traité de l'organe de l'ouie, contenant la structure, les usages et les maladies de l'oreille (1683). Più tardi Domenico Cotugno (1736-1822) pubblica De aquaeductibus auris humanae internae anatomica dissertatio , contrastando le ormai obsolete teorie aristoteliche, e Antonio Scarpa (1752-1832) con Disquisitiones anatomicae de auditu et olfactu , diedero una svolta agli studi della modernità come quelli dell'istologia. Così Alfonso Corti (1822-76) con Recherches sur l'organe de l'ouie des mammif ères scoprì addirittura un nuovo organo, grazie al microscopio, che prese proprio il suo nome. Le sue scoperte furono completate da Ernst Reissner (1824-78), nel De auris internae formatione , che fece strada a H. von Helmholtz (1821-74) il quale elaborò la sua teoria della risonanza Trattato delle sensazioni sonore come fondamento fisiologico della teoria musicale, che con W. Rutherford raggiunse le attuali perfezioni con il contributo straordinario di Georg von Békésy che nel periodo bellico rese insuperate le ricerche sul sistema anatomico uditivo. L'ascolto, in se stesso, è stato però studiato da antichi architetti, ingegneri e musici, oltre che da anatomisti, filosofi e maghi, ma bisogna specificare che dal XV secolo in poi l'ascolto, inteso come attenzione ai suoni gradevoli e sensazionali, è stato di esclusiva competenza dei compositori musicali.
Questa strana differenziazione è stata naturalmente indirizzata dall' “uso” sociale che si faceva del suono, strettamente legato alla nuova e fiorente produzione musicale, e, nonostante tutto ciò abbia permesso uno sviluppo intellettuale ed evolutivo riguardo all'educazione all'ascolto, ha contribuito anche a “tarare” i parametri stessi dell' ascolto portando la comune attenzione sonora, per antonomasia legata alla sola musica. Saranno invece questi ultimi cento anni a diversificare le due discipline rivedendo completamente sia le nomenclature che i parametri che le definiscono.
Gli ultimi anni del XIX secolo catapultarono nella pubblica conoscenza, una quantità rilevante di aggiornamenti scientifici, scoperte e tecnologie da indurre tanti studiosi ad applicarsi con impegno verso studi e sperimentazioni attinenti alla tendenza del conservare. Catalizzatore del fatto fu anche la vasta eco prodotta dai positivisti europei, e dai realisti, specialmente nel campo della pittura. Il contributo offerto da Constable, Monet, Delacroix e tanti altri fu quello di evidenziare l'esigenza di rappresentare la realtà, conservandola. Il desiderio è remoto. L'evoluzione umana e sociale è ricca di tentativi di rappresentare la realtà in forma diretta, e non solo narrata, attraverso affreschi, pitture e sculture. L'arte visuale quindi, si vede fedelmente riprodotta con l'avvento della tecnica fotografica. I prototipi di Talbot e di Daguerre diedero inizio alla conservazione dell'immagine reale istantanea. Qualche decennio dopo i Lumi ère realizzavano la ”Kinema-Grapik”, la cinematografia, o scrittura in movimento (1895).
La stessa esigenza alimentava gli studi sulla conservazione del suono. Ad assemblare con destrezza i piccoli passi eseguiti da illustre menti fu A.T. Edison che nel 1877 inventò un fonografo cilindrico. L'apparecchio convertiva le piccolissime vibrazioni dell'aria provocate dal suono, in tracce su un foglio di alluminio avvolto su di un cilindro. Inutile al nostro studio descrivere tecnicamente e cronologicamente le evoluzioni nel campo della conservazione del suono, è pur tuttavia descritta nella figura di seguito rappresentata delle evoluzioni principali per percorrere le tappe fondamentali segnate nella ultracentenaria storia.
La rapida evoluzione è soprattutto dovuta all'applicazione militare che, all'inizio del secolo, interessata a nuove tecniche di intercettazione, favorì il settore di importanti progressi. Tuttora l'industria bellica sperimenta sistemi di conservazione economici, sicuri e poco ingombranti. E' ancora l'industria militare ad aver inoltre permesso la trasmissione di segnali audiovisivi, prima via etere e poi via satellite, controllandone ancora il traffico. Il lavoro dei ricercatori, così come le direttive delle aziende che ne sponsorizzano la ricerca, sono mirate alla conservazione del suono su stato solido, eliminando così ogni supporto legato a meccanismi di trasporto e a forme di logorio che ne limitano la durata a meno di 100 anni.
Un'ultima considerazione di carattere politico va fatta in merito alla cultura della conservazione. L'Italia è uno dei paesi che meglio si predispose alla conservazione del suono, sia per ragioni storiche che artistiche, ma anche per ragioni di archivistica statale. Ne è un esempio la discoteca di Stato di Roma e tutti gli archivi etnofonici conservati nelle varie fondazioni, università e soprattutto l'archivio Vaticano. Questa cultura del conservare sembra non essere più di moda visto che nell'ultimo decennio sono stati tagliati pian piano gli originali fondi destinati a tale pratica. Quello che i Benedettini fecero nel corso dei secoli con quanto c'era di scritto e pensato nella civiltà occidentale e oltre, non vede un referente contemporaneo se non nella sterminata archivistica privata di radio e televisioni, sperando che almeno quelle nazionali rimangano di proprietà comune. Una Nazione civile non lascia che la sua storia si perda per sempre.
La galassia dei supporti di registrazione oggi è ormai di esclusivo dominio digitale e per buona parte trattasi di segnali compressi. Nella tabella riportata sono elencati tutti i tipi di supporto in cui è stato conservato il suono; ne sono anche indicati i limiti di riproduzione e le più frequenti caratteristiche di usura che solitamente si presentano.





























